Molly Sweeney

Molly Sweeney, testo ispirato a un fatto realmente accaduto e raccontato dal neurologo Oliver Sacks, convoca un ascolto tattile chiedendo al pubblico di immergersi in un buio molto vicino alla cecità della protagonista.

STORIA:
e5f39e537dd4bf148707ad8183a58a03.jpgMolly Sweeney è quarantenne cieca dall’infanzia. Fin da piccola, durante le lunghe degenze della madre in
ospedale, suo padre le insegnava con pazienza a riconoscere al tatto ogni fiore, arbusto e albero loro giardino recintato.
A poco a poco Molly superò la sua menomazione ebbe una casa propria, diventò autonoma ed iniziò a lavorare come fisioterapista in un club salutistico. Il tatto è la sua strada verso il mondo e per riconoscerlo, e supplisce perfettamente l’assenza della vista. A quarant’anni incontrò e sposò Frank, disoccupato, autodidatta, preda di passioni erratiche. Lui la persuase vincendo le sue resistenze, a farsi visitare da Mr. Rice, oftalmologo dal passato brillante ma ormai in declino, nella speranza che ciò avrebbe potuto restituirle il dono del quale Molly aveva imparato a fare a meno: la vista. Rice effettuò l’operazione. Per un certo periodo la vista fu parzialmente recuperata, ma il tanto atteso esito positivo, provoca invece in lei un grande trauma. Si trova infatti a dover ri-conoscere il mondo. Denis Diderot scrisse: ‘Imparare a vedere non è come imparare una nuova lingua, ma è come imparare lingua per la prima volta”. Per Molly – e certamente anche per Frank e Rice – quel processo di apprendimento sfociò in conseguenze terribili, in un tragico fallimento. Si riapre dunque l’antico interrogativo che William Molyneux sottopose all’amico John Locke: “Immaginiamo un uomo nato cieco e ormai adulto, a cui sia stato insegnato a distinguere un cubo da una sfera mediante il tatto e al quale venga ora data la vista; sarebbe egli in grado, prima di toccarli di distinguerli e dire quale sia la sfera e quale il cubo, servendosi solo della vista?”.

COMMENTO PERSONALE:

Giovedi sono andata a vedere questo spettacolo, dopo giorni di trepidante attesa… Mi stimolava un sacco la premessa: buio completo per i primi 30 minuti dello spettacolo. L’intento del regista (credevo) era quello di immergere il pubblico in una situazione vicina alla cecità della protagonista… Si, credevo…

Insomma: tutta emozionata, salgo in palchetto con mia mamma (palchetto per godere al meglio dello spettacolo)… metto la mascherina offerta dal teatro per rimanere al buio più completo. Mi accorgo subito che la mascherina aiuta tantisssimo: finisco in un mondo solo mio, libera di lasciarmi andare nella ricezione di tutte le emozioni, libera dal giudizio degli altri (che, avendo la mascherina anche loro…sicuramente non mi potevano vedere)… e inizio ad ascoltare…

Rumore del mare… vedo la spiaggia sotto di me, il mare mosso davanti a me, sento le voci, e un uomo che mi sussurra: “Fidati di me, io ci vedo…”… Sono pronta per partire nel mondo di Molly… ma… iniziano dei monologhi e  dei dialoghi in platea dei personaggi principali,che ogni tanto si spostano da una parte all’altra, alcune volte delle musiche di sottfondo… niente più… L’unica immagina che è nata in quella mezz’ora è stata solo di lei che ballava in un vortice di musica… Nulla di più. INSOMMA UNA MASCHERA PER SENTIRE DEI MONOLOGHI… SE LI VEDEVO SUL PALCO ERA LA STESSA COSA! Mi immaginavo qualcosa di totalmente diverso. Mi aspettavo di entrare per un momento nella sensazione vera che si prova ad essere ciechi. Rumori, situazioni, problemi, difficoltà… capire la direzione dei suoni, provare delle sensazioni dalla voce di alcune persone. Insomma: provare la cecità per 30 minuti della mia vita e capirla, comprenderla. E invece no. L’unico momento in cui mi sono emozionata è stata la pioggia scrosciante, alla fine del momento di cecità. 

Nella seconda parte dello spettacolo: la protagonista… non mi ha trasmesso la sensazione della sua cecità.

Molly Sweeneyultima modifica: 2007-12-17T16:30:00+01:00da rossoangelo82
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